
di Renato Benedetto
Tutte le novità della riforma voluta dal governo Meloni
Si cambia, ancora una volta, e così siamo alla quarta legge elettorale in vent’anni. Dopo il Porcellum, l’Italicum (rottamato senza neanche essere mai stato usato) e il Rosatellum, ecco lo Stabilicum, come lo chiama la maggioranza che lo stanno approvando, o Melonellum, come lo hanno battezzato le opposizioni che lo contestano.
Il nome è incerto, i ritocchi subiti in corso d’opera sono stati diversi, ma la fisionomia dell’ultima arrivata delle leggi elettorali è chiarissima: un proporzionale corretto con un premio di maggioranza. Che scatta se viene raggiunto un numero magico: 42%. La cifra chiave di questa legge elettorale, da qui passano vincitori e vinti, maggioranze nette o pareggi. Per il resto, i punti salienti sono: le preferenze, introdotte «a metà», perché i capilista sono bloccati; le quote di genere, anche queste «a metà», perché non valgono proprio per i capilista, cioè per i candidati più sicuri; l’indicazione obbligatoria del candidato premier, anche questa «a metà», nel senso che non comparirà sulla scheda e non va a modificare le prerogative del presidente della Repubblica, quindi non è vincolante, ma di più non sarebbe stato possibile senza passare




