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Le squadracce anti-Lgbtq+ della Russia di Putin: spedizioni punitive (e nessuna condanna)

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Raid nelle feste private, aggressioni e vittime trasformate in colpevoli: l’inchiesta della Bbc racconta i raid dei vigilanti tollerati dal potere

C’è un gruppo in Russia che si chiama Russkaya Obshina (Comunità Russa)  e che negli ultimi anni è diventato una specie di milizia morale informale del putinismo. Ultraconservatori, ultranazionalisti, vicini alla Chiesa ortodossa e perfettamente allineati alla retorica del Cremlino sui «valori tradizionali», girano per locali, feste private e spazi culturali a caccia di quella che definiscono «propaganda Lgbtq+».
  Il loro metodo è sempre lo stesso: arrivano in gruppo, spesso mascherati o vestiti in modo paramilitare, irrompono negli eventi, filmano tutto con i cellulari, intimidiscono le persone presenti e cercano qualunque dettaglio possa essere usato come prova di «devianza» o «offesa ai valori tradizionali». In teoria sarebbero semplici attivisti. In pratica agiscono come squadre punitive. 
La cosa più inquietante è che non solo vengono tollerati dalle autorità russe, ma spesso riescono addirittura a far incriminare o multare le persone che prendono di mira. 

L’inchiesta della Bbc racconta uno di questi casi, che sembra assurdo perfino per gli standard ormai sempre più repressivi della Russia contemporanea. Una donna, Katya, stava festeggiando il suo trentesimo compleanno in un locale insieme agli amici

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