
di Thomas Bendinelli
La crisi causata da concorrenza dei produttori cinesi, difficile transizione verso l’elettrico, rallentamento della domanda e pressione sui costi. Streparava: «Serve una retromarcia velocissima da parte dell’Europa»
La crisi di Volkswagen attraversa i confini tedeschi e arriva fino a Brescia, territorio che negli anni ha costruito una parte importante della propria forza industriale sulla filiera dell’automotive. L’annuncio del gruppo di una possibile riduzione fino a 100mila posti di lavoro nei prossimi anni, insieme alla revisione della struttura produttiva in Germania, è il segnale più evidente delle difficoltà che stanno attraversando i grandi costruttori tradizionali. Una crisi che si inserisce in una fase complessa per l’intero settore: la concorrenza dei produttori cinesi, la difficile transizione verso l’elettrico, il rallentamento della domanda e la pressione sui costi stanno mettendo sotto stress i principali gruppi europei, con effetti inevitabili lungo le catene di fornitura.
Per Brescia il tema è particolarmente sensibile. La provincia rappresenta uno dei cuori della componentistica italiana: circa 250 imprese, 18mila addetti e un fatturato stimato tra 6,5 e 7 miliardi di euro. Un sistema che si inserisce nella filiera lombarda dell’automotive, che conta complessivamente 576 sedi d’impresa, oltre 18 miliardi di euro di ricavi




