
di Matteo Castagnoli e Adriana Logroscino
Gli abbracci con il leghista: sarei orgoglioso di candidarlo. L’avvocato: si è rivolto a Mattarella in modo improprio
Due lunghi abbracci. Uno all’inizio, l’altro alla fine, quando il detenuto si congeda dal visitatore illustre con una pacca e un «Forza Matteo». «Espressione del sentire una battaglia comune», assicura chi ha assistito. Matteo Salvini si presenta di buon mattino al carcere di Bollate, a nord di Milano, per far visita a Mario Roggero accompagnato dai deputati Luca Toccalini (il primo a chiedere in Aula la grazia per il gioielliere condannato a 14 anni e nove mesi per duplice omicidio) e Fabrizio Cecchetti. E potrebbe tornarci.
Il vicepremier, colpito dalla preoccupazione di Roggero per la serenità dei suoi cari a casa, gli dice: «Considerami a tua disposizione, posso venire a trovarti tutte le volte che ne senti il bisogno. Noi lavoriamo perché stia qui poco». Una strada è quella della grazia. Delicata e complessa. A questo proposito i politici, più o meno esplicitamente, fanno propria l’esortazione che al gioielliere hanno rivolto i suoi avvocati: usare maggior prudenza quando si parla delle prerogative del presidente della Repubblica.
L’incontro tra Salvini e Roggero,




