
di Marta Serafini
Il piano intercettato da Mosca punta a tagliare il 90% dell’elettricità
Mosca non sta cercando di conquistare Kiev: sta cercando di renderla invivibile. La differenza sposta l’obiettivo dalla geografia al funzionamento — dalla linea del fronte alla capacità di una società di reggere mentre il fronte non si muove.
I ponti sul Dnipro non hanno valore militare decisivo: servono a 600.000 veicoli al giorno e alla metro, cioè alla circolazione normale di una capitale tagliata in due da un fiume largo. Le limitazioni su tre dei sei ponti — con pontoni di riserva in cantiere e un tunnel allo studio — producono un danno sproporzionato rispetto al costo del drone che lo infligge. La logica è quella dell’asimmetria degli attriti: colpire ciò che è caro da sostituire e impossibile da spostare. Stessa cosa per l’Istituto per la ricerca nucleare, colpito il 30 settembre: il reattore è spento dal 2022, nessun aumento di radioattività. Ma il raid impone alle autorità una comunicazione difensiva che consuma tempo ed energia. Come per l’Accademia delle Scienze, bersagliata sempre nelle stesse ore: si dimostra che nessun luogo della capitale è fuori portata.
In questo scenario, la priorità




