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La memoria delle campagne vive negli attrezzi raccolti da Francesco Strampelli

Ci sono oggetti che sembrano appartenere a un passato remoto e che invece, fino a non molti decenni fa, erano strumenti indispensabili. Una falce, una pialla, un’ascia, una zappa, un attrezzo per il traino degli animali. Oggetti semplici capaci però di raccontare un’intera società. Questa la filosofia alla base della raccolta di Francesco Strampelli. Non un museo nel senso tradizionale, ma un luogo della memoria, una collezione privata di strumenti e attrezzature agricole d’epoca per conservare ciò che aveva visto utilizzare durante la sua infanzia. Tutti restaurati con i colori originali dell’epoca: rosso, bianco, giallo, tanto azzurro.

La memoria delle campagne vive negli attrezzi raccolti da Francesco Strampelli L’ingresso alla raccolta di Francesco Strampelli

Francesco è nato a Crispiero il 3 ottobre 1944. Il legame con l’agricoltura appartiene alla sua famiglia. Il padre Enrico, professore di agraria, possedeva alcuni terreni condotti a mezzadria. In questo ambiente Francesco ha trascorso una parte importante della sua infanzia. «Il rapporto tra il contadino, il mezzadro, la sua famiglia e la terra era di profonda integrazione» ricorda. Quando la campagna non era soltanto il luogo nel quale si produceva il cibo, ma un sistema economico, sociale e culturale autosufficiente.

Da bambino con i figli

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