
di Simone Canettieri
Si cerca la sponda di Berlino nella trattativa
Nessuna telefonata preventiva alla destinataria, ma solo vie diplomatiche. Il canone della formalità serve a rendere bene la gravità del momento. Ieri mattina Giorgia Meloni, prima di lasciare la Grecia, ha dato ordine ai suoi ambasciatori di premere il tasto «invia». Parte così la lettera alla presidente della Commissione Ue Von der Leyen. La premier si rivolge alla «cara Ursula», affinché l’Europa dia «un segnale di coerenza, di buon senso e di vicinanza ai cittadini».
Il testo integrale della lettera, visionato dal Corriere, va nel merito della richiesta: estendere la deroga al patto di Stabilità, come accade per il progetto Safe legato alla difesa, anche alle spese energetiche dovute alla crisi dello stretto di Hormuz. Altrimenti, in assenza «di questa necessaria coerenza politica, sarebbe molto difficile spiegare all’opinione pubblica un eventuale ricorso al programma Safe alle condizioni attualmente previste». Allo stesso tempo il testo è molto politico e legato alla stretta attualità, che si può chiamare anche costi alla pompa di benzina.
C’è una data già segnata in rosso nell’agenda della premier: è quella di venerdì prossimo, il 22 maggio. Quando scadrà l’ennesimo intervento




