Per anni l’obiettivo principale delle terapie contro l’ipercolesterolemia è stato ridurre il colesterolo Ldl, il cosiddetto “cattivo”. Oggi, però, la comunità scientifica guarda con crescente interesse a un altro parametro: la stabilità dei livelli lipidici nel tempo. Il tema è stato al centro del convegno “Harmony of Silencing”, dedicato alla gestione dell’ipercolesterolemia alla luce delle nuove Linee Guida Acc/Aha/Multisociety 2026, che hanno aggiornato i riferimenti per la prevenzione cardiovascolare secondaria nei pazienti considerati ad altissimo rischio. Secondo quanto emerso durante l’incontro, non sarebbe sufficiente raggiungere valori bassi di Ldl-C se questi livelli tendono poi a oscillare in modo significativo nel corso dei mesi. Le fluttuazioni lipidiche, infatti, vengono sempre più associate a un aumento degli eventi cardiovascolari.

Il colesterolo che sale e scende può danneggiare le arterie
Lo studio europeo sulle oscillazioni del colesterolo
A rafforzare questa ipotesi contribuiscono i dati pubblicati sull’European Heart Journal in uno studio osservazionale di popolazione. La ricerca indica che la variabilità del colesterolo rappresenta un fattore di rischio indipendente rispetto ai valori medi registrati nel tempo. Le persone con oscillazioni più marcate dei livelli di colesterolo mostrano infatti un incremento del 26% della mortalità totale, dell’8%




