
di Guido Santevecchi
Requisitoria del leader cinese – in un hotel «blindatissimo» – contro i quadri «doppiogiochisti che fingono osservanza delle direttive e dietro le spalle del Partito praticano opportunismo e settarismo». Eliminati più di 80 dei 376 membri del Comitato centrale
Settimana cruciale per la politica cinese. Da lunedì a giovedì si riunisce il Quinto Plenum del Comitato centrale in carica dal 2022, quando fu selezionato dal Congresso nazionale del Partito comunista.
Tema del conclave: «Decisioni sull’avanzamento pieno e rigoroso dell’auto-governo del Partito». Tradotto: lotta continua contro la corruzione materiale e ideologica. Nei quattro giorni del Plenum che si tiene in un albergo di Pechino sottoposto a sicurezza militare, molti dirigenti tremeranno per le purghe, altri spereranno in promozioni, perché i dignitari caduti in disgrazia vanno rimpiazzati. E molti segnali indicano che Xi Jinping non è contento dell’operato del gruppo dirigente né della sterminata burocrazia statale e userà ancora la falce per tagliare teste.
La rivista ideologica del Partito «Qiushi» (che significa «Cercare la Verità») ha appena pubblicato estratti di un discorso a porte chiuse tenuto da Xi alla temuta «Commissione centrale di disciplina e indagini». È stata una requisitoria contro i quadri «doppiogiochisti




