
di Greta Privitera, da Tel Aviv
L’ex generale chiude la campagna: «Bibi vuole un pareggio». La Cisgiordania resta sigillata
«Sì». Lo dice con un sorriso largo, sicuro, quando a comizio finito gli chiediamo se batterà Benjamin Netanyahu. Da un’ora Gadi Eisenkot ha stampata in volto la stessa espressione, quella di chi guarda la sua gente nell’ultima sera di campagna elettorale e forse non si è ancora abituato a essere lui l’uomo in testa ai sondaggi.
L’Hangar 11 è un capannone sul mare, al porto di Tel Aviv, che di solito ospita raduni politici ma anche feste di nozze. Per il comizio di chiusura è tutto nero, tagliato da fasci di luce blu che sanno di discoteca anni Ottanta. Ma è il blu di Yashar, il partito di centro che Eisenkot ha fondato appena un anno fa, lo stesso delle magliette e dei cappellini in sala.
Tutto comincia con un ragazzo che ride, gigantesco sullo schermo. È Gal, il figlio del leader, ucciso a Gaza nel dicembre 2023. L’ex capo dell’esercito ha sepolto il più piccolo dei suoi cinque ragazzi. In un Paese dove quasi ogni famiglia ha qualcuno al fronte, quel dolore lo rende uno




