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La canottiera di Bossi e quell’agosto «operaio» che cambiò (per sempre) il futuro della Lega

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di Fabrizio Roncone

Le notti a Ponte di Legno con i colonnelli del Carroccio. Castelli: «D’Alema andava in barca, noi ci battevamo per i diritti della gente qualunque»

Poi racconteremo di quell’estate pazzesca a Villa Certosa, in Sardegna, quando Umberto Bossi si presentò in canottiera (provate a immaginare la faccia di Silvio Berlusconi mentre gli va incontro nel patio).

Intanto, però, saliamo in Alta Val Camonica, andiamo a Ponte di Legno: per anni — alla vigilia di Ferragosto — i cronisti e i militanti e i politici di ogni ordine e grado della Lega s’arrampicano sui tornanti, il paese è dietro l’ultima curva e subito s’arriva all’Hotel Mirella, gerani rossi davanti alle finestre del bar con le luci ancora accese, mentre lui, il Senatùr, una giacca tirolese di lana cotta, la voce roca, la voce del Bossi, è seduto dietro a un tavolo

Due pacchetti di toscani vuoti, l’ultimo mozzicone tenuto tra le dita — «Fumo il Garibaldi, così lo brucio» — un bicchiere di Coca-Cola e poi ancora un caffè per tirare avanti nella notte, sono le tre, ma qui nessuno ha voglia di andare a dormire, tutt’intorno ad ascoltare il gran capo che

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