
di Francesca Scorcucchi
Il film, diretto da Lee Sang-il, è il live action con i maggiori incassi di sempre
All’estero è diventato un caso cinematografico, in Giappone è campione di incassi: mai un film live-action ha fatto meglio. «Kokuho – Il maestro di kabuki», diretto da Lee Sang-il, una candidatura agli Oscar per i costumi, si appresta a sbarcare in Italia, il 30 aprile, dopo l’anteprima al Far East Film Festival di Udine.
Racconta una tradizione nata nel XVII secolo da un divieto: per questioni morali le donne non potevano recitare. Nel teatro kabuki gli uomini dunque svolgono le parti femminili. Una tradizione fatta di trucco, abiti pesantissimi, precise e difficili coreografie. Talmente radicata che, quando all’inizio del secolo scorso il divieto venne revocato, gli attori kabuki non perdettero né prestigio né lavoro. «Dopo 400 non si è più tornati indietro», dice il regista. Nel 2008 l’Unesco ha riconosciuto il teatro kabuki Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
La storia raccontata da Lee Sang-il si espande per mezzo secolo e vede protagonista Kikuo (Soya Kurokawa da bambino e Ryo Yoshizawa da adulto), figlio di un boss della yakuza che viene accolto nella famiglia dell’attore Hanjiro Hanai (interpretato




