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Beatrice Venezi, gli attacchi al teatro La Fenice: dai musicisti per eredità agli «abbonati over 80»

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di Valerio Cappelli

Lo spot, Sanremo, la politica. «Chiamatemi direttore»

Le critiche Beatrice Venezi le attirò già quando faceva la pubblicità in tv di uno shampoo, la chioma fluente che andava di qua e di là, immagini poco congrue con l’austerità dell’opera. Fu l’inizio di questa storia. Lei d’istinto rispose: «Mi criticano perché sono giovane e donna».

Al primo bagno di popolarità, ospite nel 2021 al festival di Sanremo, destò curiosità e un po’ di sospetto quando disse: «Chiamatemi direttore e non direttrice». A chi la guardava perplesso, spiegò che «maestra ricorda la scuola, direttrice rimanda a una figura non troppo simpatica».

Di aspetto gradevole, sempre puntuta e definitiva, quattro anni fa esternò: «Non mi sono mai vista come la più giovane, spero di essere riconosciuta per quello che faccio». Rinnovare era il suo tormentone. Prese di petto perfino il pubblico della Fenice: «Gli abbonati sono over 80». Il vero conflitto è nato mostrando disprezzo per l’orchestra che avrebbe dovuto dirigere.

Come in un romanzo d’appendice, ogni giorno una puntata. Venezi esondò dopo le contestazioni: «All’estero si domandano come mai una fondazione teatrale gestita con soldi pubblici, dello Stato, possa essere in mano ai sindacati,

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