CANNES Allacciate la cintura, John Travolta non arriva: atterra. Volare, oh-oh. Eccolo, a 72 anni, il basco bianco a coprire la testa calva come una biglia, il ciuffo imbrillantinato di Grease come pallido ricordo, gli occhi azzurri lucenti colmi di gratitudine, allarga le braccia come fossero ali di un aeroplano, è felice, ha la febbre del venerdì sera addosso. Il festival a sorpresa gli dà la Palma d’oro d’onore, John Travolta si porta la mano al cuore: «Non me l’aspettavo, è una serata speciale». Viene accolto dalla standing ovation. E lui: «Questo è un film molto personale». Poi si siede accanto a Alberto di Monaco.
Porta in anteprima il debutto come regista, una storia sulla sua grande passione come pilota d’areo: «Volare è stato il mio primo amore». «Propeller One-Way Night Coach» (Volo notturno per Los Angeles) sarà dal 29 su Apple tv. L’ha scritto, diretto, prodotto. È sua la voce narrante. Descrive l’aereo della TWA con la stessa passione con cui Romeo descrive Giulietta: le luci del tunnel del gate, i disegni sulle fiancate, il rumore delle eliche, la scaletta raccontata come se fosse il tappeto rosso di Cannes. E dall’oblò può vedere tutte le stelle del cielo. Sulle




