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Le pagelle del Mereghetti: le ossessioni di Isabelle Huppert (voto 7½); e Thomas Mann nella Germania divisa (voto 8)

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di Paolo Mereghetti

Dove si nasconde la verità? Fin dove l’immaginazione la può manipolare? Da sempre il dissidente iraniano Asghar Farhadi (premio Oscar) scava dentro questi temi, a volte ingigantendo il peso del Destino altre volte giocando con l’indeterminatezza dell’Ambiguità, ma sempre interrogando l’essere umano e la sua voglia di manipolare il reale.
A farlo, in questo Histoires parallèles (Storie parallele, praticamente una dichiarazione d’intenti) sono una scrittrice e il giovane senzatetto che la nipote (Hair) le ha messo in casa come tuttofare: Sylvie (Isabelle Huppert, fin d’ora da Palma) sta scrivendo un romanzo rielaborando quello che vede fare dal terzetto di dirimpettai che lavorano dall’altra parte della strada mentre Adam (Adam Bessa), che dovrebbe aiutarla a prepararsi per un trasloco, recupera il manoscritto che Sylvie ha gettato (dopo un micidiale incontro con la sua editor, una Deneuve tanto brava quanto insopportabile) e cerca di risalire a chi l’aveva ispirato. C’è un telescopio che aiuta Sylvie e Adam a spiare dall’altro lato della strada, ma non siamo dalle parti della hitchcockiana Finestra sul cortile, piuttosto da quelle di Kieślowski e del suo Decalogo, il numero 6, che per affrontare il tema di «non commettere atti impuri» raccontava

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