di Marta Serafini
Prima intervista a un media italiano dopo il «patto del diesel» tra i presidenti americano e russo. «Non è corretto che Mosca ci colpisca e noi non possiamo rispondere – dice il leader di Kiev. Ho detto a Trump: se per voi alleati è necessario e non riuscite a fermare Putin, dateci almeno gli intercettori». E sul vertice a tre Usa-Russia-Cina proposto dallo Zar: «Purtroppo la progressiva uscita di Putin dall’isolamento è già iniziata»
DALLA NOSTRA INVIATA
KIEV – «Le limitazioni alla condivisione di informazioni di intelligence e la riduzione della velocità di Starlink non sono più semplici minacce ma una realtà. È ingiusto nei nostri confronti. Restiamo grati al popolo americano e alla squadra di Trump. Ma tra partner deve esserci onestà».
È suonato da poco l’ennesimo allarme quando Volodymyr Zelensky entra in una sala del palazzo presidenziale. Il leader ucraino ha appena concluso una telefonata con Papa Leone XIV sulle evacuazioni dei civili rimasti intrappolati nei territori occupati dalla Russia, compresi gli abitanti di Oleshky rimasti senza cibo. In volto, la fatica di chi guida un Paese da più di quattro anni e mezzo in guerra.
Eppure, l’umore è buono quando




