Il turismo continua a rappresentare uno dei motori dell’economia italiana, ma una parte significativa del suo potenziale non si traduce in sviluppo per i territori. Secondo il saggio “Il turismo non è destino. Come restituire ai territori il controllo del proprio futuro”, pubblicato da FrancoAngeli e firmato da Raffaele Rio, il sistema turistico nazionale disperde ogni anno 12,6 miliardi di euro, pari a circa lo 0,6% del Pil italiano previsto per il 2025. La stima rappresenta uno scenario intermedio e, in base alle diverse ipotesi considerate dall’autore, oscilla tra 8,8 miliardi di euro nello scenario più favorevole e 16,2 miliardi in quello più critico. Un valore che Rio definisce il costo del “Toxic Tourism”, ovvero l’insieme delle distorsioni che impediscono al turismo di generare benefici economici diffusi e duraturi.
Un potenziale che non si trasforma in sviluppo
Accanto alla perdita economica emerge anche un’altra fotografia del comparto. Secondo lo studio, il turismo italiano non riesce a intercettare o distribuire in modo equilibrato 15,2 milioni di arrivi e oltre 44 milioni di presenze che potrebbero tradursi




