Home / Scienze / Il «soliloquio» intercettato di Sempio può essere considerato una confessione? Lo psichiatra: «È un tentativo di gestire l’ansia, non sempre c’è aderenza ai fatti»

Il «soliloquio» intercettato di Sempio può essere considerato una confessione? Lo psichiatra: «È un tentativo di gestire l’ansia, non sempre c’è aderenza ai fatti»

di Ruggiero Corcella

Lo abbiamo chiesto a Giancarlo Cerveri, psichiatra, direttore del Dipartimento Salute mentale e dipendenze della Asst di Lodi e vicepresidente della Società italiana di psichiatria.

Il caso di Garlasco ha riportato al centro del dibattito pubblico un comportamento tanto comune quanto enigmatico: parlare da soli. L’audio attribuito ad Andrea Sempio – registrato mentre si trovava in auto e parlava del delitto di Chiara Poggi – è stato interpretato dagli investigatori come un elemento potenzialmente significativo. Ma che cosa accade davvero nella mente di una persona quando verbalizza pensieri, ricordi o ipotesi senza interlocutori? E soprattutto: un soliloquio può essere considerato una confessione? Lo abbiamo chiesto a Giancarlo Cerveri, psichiatra, direttore del Dipartimento Salute mentale e dipendenze della Asst di Lodi e vicepresidente della Società italiana di psichiatria. 

Parlare da soli in auto o in un luogo percepito come «sicuro» è davvero così comune? Che cosa succede nella mente di una persona mentre verbalizza ad alta voce i propri pensieri?
«Il dialogo interiore “Inner speech” è una specie di voce interiore che abbiamo nella nostra testa, un’esperienza soggettiva di verbalizzazione silenziosa dei pensieri che spesso ci serve come dialogo con noi stessi. Non è un’allucinazione. Si

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