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Qual è la differenza tra salario giusto e salario minimo? Cosa cambia per i lavoratori (e quale è meglio)

di Gianluca Mercuri

Secondo i dati Ocse 1991-2023, nei grandi Paesi industrializzati le retribuzioni reali sono cresciute in media del 25% (oltre il 30 in Francia e in Germania). In Italia sono scese del 3,4%

Lo sappiamo bene, lo scriviamo sempre, lo sentiamo a ogni convegno, ma è bene ripeterlo ogni volta che si parla di salari: gli italiani sono più poveri di trent’anni fa. Le loro retribuzioni reali, calcolate al netto dell’inflazione, sono più basse che nel 1996. Secondo i dati Ocse, che valutano il periodo 1991-2023, nei grandi Paesi industrializzati sono cresciute in media del 25%, con punte di oltre il 30 in Francia e in Germania. Da noi sono scese del 3,4%.
Il gap si è allargato dopo il Covid. Negli altri grandi Paesi europei i salari hanno retto il peso dell’inflazione, con aumenti o con politiche pubbliche che lo compensavano. In Italia, invece, dall’agosto 2021 i salari hanno perso l’8% del potere d’acquisto (sempre dati Ocse, ricordati dall’Istat nell’ultima audizione parlamentare del mese scorso).
Marco Leonardi, che è stato capo dei consiglieri economici di Mario Draghi durante il suo governo, ha ricordato, in un’intervista alla newsletter Appunti di Stefano Feltri, quali sono state le politiche

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