di Fausta Chiesa
Sul calo delle quotazioni hanno inciso anche la decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione e il Kuwait, salito a 1,97 milioni di barili giorno
Prima in Asia, poi in Europa e infine negli Usa: il calo del prezzo del petrolio ha fatto il giro del mondo nelle piazze finanziarie principali. Lo stop agli attacchi sull’Iran e la speranza di una possibile ripresa dei negoziati con la Repubblica Islamica, annunciata dal presidente americano Donald Trump ma subito smentita dagli ayatollah, hanno riportato un leggero ottimismo, almeno sul fronte delle quotazioni del greggio. Il Wti, scambiato a New York e di riferimento negli Usa, lunedì 3 agosto è sceso fino a oltre il 6%, sotto gli 80 dollari al barile. Il Brent con i futures quotati a Londra e considerato il benchmark internazionale è scivolato fino a 82,8 dollari con un calo di oltre il 5 per cento.
Le schiarite sono arrivate con le notizie provenienti dal Golfo: Iran e Oman sono vicini a un’intesa su una rotta temporanea nello Stretto di Hormuz che garantisca la sicurezza delle navi, mentre da Islamabad arrivano nuovi inviti a una mediazione tra Washington e Teheran. Il ministro degli Esteri




