di Stefano Righi
Castagna ha interrotto le trattative con Lovaglio dopo la presa di posizione degli azionisti francesi del Crédit Agricole. Il mercato inizia a ragionare su un possibile accordo con Orcel
L’estate del grande riassetto finanziario procede a passo più lento delle attese, ma deciso. La scorsa settimana c’è stato l’annuncio di imminenti riunioni dei consigli di amministrazione del Banco Bpm e del Monte dei Paschi di Siena, pronti secondo indiscrezioni a deliberare sul futuro. Annuncio che si è rivelato essere solo un colpo di sole, come confermato nella serata di venerdì dal comunicato del Banco Bpm, che ha interrotto «le consultazioni in merito alla potenziale aggregazione, dandone contestuale comunicazione a Mps».
Per Giuseppe Castagna lo scorso è stato un venerdì da dimenticare. In mattinata infatti, a Parigi, i vertici del Crédit Agricole, banca che controlla il 29,9 per cento del capitale del Banco Bpm, erano andati giù molto duri commentando le vicende del risiko bancario italiano. «Non abbiamo ricevuto alcun progetto, alcuna informazione su una potenziale fusione tra Mps e Banco Bpm», ha annunciato pubblicamente l’amministratore delegato dell’Agricole Olivier Gavalda. E il suo vice, Jérôme Grivet, ha rincarato la dose: «Nulla può accadere contro di noi




