
di Stefano Arosio
A 80 anni dalla misteriosa morte nella soffitta dove dipingeva, in centro a Bergamo, i quadri dell’artista esposti a Palazzo Creberg. All’epoca fu ipotizzato un delitto per rapina, ma per i giudici mancavano le prove
Una passeggiata notturna, poi un colpo in testa, uno strangolamento per accertarsi che l’aggressione fosse stata letale e i piedi legati in un lenzuolo. Per la Corte d’Assise di Bergamo fu però una «verosimile morte per attacco cardiaco». La fine del pittore Ermegildo Agazzi, protagonista in questi giorni della mostra a Palazzo Creberg, ha contorni sfumati esattamente come i soggetti delle sue tele. Un cold case rimasto insoluto a oltre 8 decenni di distanza, cancellato dal tempo e in fondo anche dall’eredità di una vita così espressiva da mandare in oblio un assassinio tanto cruento.
Il peso di quella morte, nell’0tt0bre 1945, contrasta con la leggerezza di cui il pittore «carica» i suoi dipinti. È un gioco di «Aria, Luce e Colore» quello di Ermenegildo Agazzi, proprio come il nome della mostra che lo racconta a Palazzo Creberg: un focoso gioco di evanescenze, di abbinamenti forti senza contrasti, di armonie di colori, lo riassumono i testi dell’esposizione curata da




