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Il cibo sembra più sano in etichetta? Attenzione alle parole

Un alimento può comunicare molto prima ancora di essere assaggiato. Parole come “naturale”, “light”, “senza zuccheri aggiunti”, “biologico”, “artigianale” o “km 0” compaiono sulle confezioni e nella comunicazione dei prodotti e orientano le scelte del consumatore. Ma dietro queste espressioni non c’è sempre lo stesso significato: alcune sono disciplinate da requisiti precisi, altre hanno confini meno definiti e possono risultare più evocative che informative. La lettura dell’etichetta diventa così il primo strumento per capire cosa c’è realmente dietro le parole utilizzate per presentare un alimento. La lettura dell’etichetta, affrontata anche attraverso le informazioni nutrizionali e i criteri che permettono di riconoscere la qualità di un prodotto, porta ora a interrogarsi sul linguaggio con cui gli alimenti vengono raccontati. Anche la sicurezza passa infatti dalle informazioni che il consumatore trova sulla confezione, ma un claim non coincide necessariamente con una garanzia: bisogna capire quali requisiti ci siano dietro una determinata espressione. È lo stesso principio emerso affrontando il tema dell’origine: «prodotto in Italia» non significa automaticamente che tutte le materie prime siano italiane. Allo stesso modo, parole come “naturale”, “artigianale” o “km 0” possono avere significati diversi da quelli che il consumatore attribuisce loro d’istinto. Dagli zuccheri alle fibre, dal sale

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