
di Virginia Piccolillo
Zanda: «Meglio una sospensione dal ruolo». Ma non è l’unico nel Pd ad esprimere malumore per la parabola di Ranucci. Molti lo fanno tacendo. Ma l’imbarazzo è palpabile. Anche per quel post in cui accostava il proprio nome a quello di Falcone, Borsellino, Moro e Piersanti Mattarella
La prima crepa tra Sigfrido Ranucci e il Pd si è aperta in sordina. Qualche distinguo, acrobazie semantiche, silenzi celati dalla scusa del relax di Ferragosto, che la destra imputa anche a Elly Schlein. Poi qualcuno, come Valter Verini, ha cominciato a marcare territori distanti, sia pure con l’eguale obiettivo di salvare Report. Poi l’imbarazzo ha cominciato a diventare un coro.
Secondo Luigi Zanda, ex capogruppo Pd al Senato, le vicende che accostano Ranucci a Lavitola «sono fatti gravi che vanno chiariti per il bene della trasmissione di inchiesta». «Il passo indietro di Ranucci dalla conduzione di Report è auspicabile, non solo nell’interesse del giornalista, ma per tutelare anche la Rai da quello che è accaduto e sta ancora accadendo», ha detto ieri l’ex capogruppo del Senato a Corriere.it. E ha aggiunto: «Non mi pare che rimanere alla conduzione di Report possa giovargli. Credo che una sospensione




