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Giovanni Malagò, una vita con i labrador: «Ne ho avuti sei, Joe il più fedele. Lo trovai sanguinante a piazzale Flaminio. E lo presi con me»

di Margherita De Bac

L’imprenditore e dirigente sportivo ha sempre avuto cani, anche quattro contemporaneamente. «Dormivo con loro e mi hanno insegnato a vivere da solo. Poi però è arrivata Elena…»

«Ho quarant’anni di labrador e non li dimostro». È felice di raccontarli Giovanni Malagò, vissuto in mezzo ai cani fin da bambino. Il primo ad accorrere alla porta dopo la scampanellata è Nino, il sesto ad aver messo in riga l’ex presidente del Coni, appena rientrato dalle soddisfazioni olimpiche. In ufficio Nino è praticamente il padrone. Guadagna il divano prima dell’ospite, qualche leccata, ogni tanto un’occhiata languida verso Villa Borghese, al di là della vetrata, dove verrà portato a scorrazzare. Dalla scala scende Apollo, in temporaneo affido dalla figlia Vittoria. Due brown.

Fedele da sempre a questa razza?
«No, da piccolo i miei genitori mi regalarono un cocker marrone, Nelson. E’ morto a 10 anni. L’abbiamo seppellito in un prato tra Tor di Quinto e Olimpico in modo da poter vedere quel luogo dal balcone. Piansi da morire».

Da grande si separò, le sue bambine ancora piccole. Il modo migliore per ripristinare alcuni equilibri fu prendere un cane.
«Già, non pensavo espressamente al labrador ma mi

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