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Finti artigiani, la rivolta della categoria contro la legge che punisce i lavori «fake»: «Ci sono le norme ma nessuno controlla nel settore dei mobili e nel tessile»

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di Gianni Favero

Il nodo delle sanzioni, la categoria fa pressione su Comuni e Regione: «Le istituzioni si attivino, i cittadini invece sorveglino e segnalino»

La legge c’è e, a quanto pare, è anche scritta bene. Il problema è che non esiste, per ora, chi sia stato incaricato di effettuare i controlli per farla rispettare e chi abbia il compito di riscuotere le eventuali sanzioni.
Stiamo parlando della nuova normativa contro i «finti artigiani», la legge 34 del 2026, promulgata lo scorso aprile dopo un lungo pressing della categoria, al cui interno si stava facendo sempre più sentita la necessità di discriminare chi artigiano lo sia per davvero da chi, invece, nella comunicazione al pubblico, si permetta di usare il termine «artigianale» a sproposito. Una verifica in sé piuttosto semplice, fa presente Renato Boschetto, presidente della Confartigianato del Veneto, visto che «basterebbe collegarsi alle banche dati delle Camere di commercio e dare un’occhiata ai codici Ateco riferiti a ciascuna azienda».

Il nodo dei controlli

Ed è proprio la Confartigianato nazionale che, il 24 agosto, ha fatto squillare il campanello della sveglia. «Abbiamo finalmente una norma che chiarisce chi può qualificarsi come artigiano – ha sottolineato il presidente Marco Granelli

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