
L’export del made in Italy corre, nonostante Trump. Abbiamo superato il Giappone. Ma restano dei nodi da sciogliere: salari e consumi. L’analisi di Dario Di Vico sul nuovo numero del settimanale
Crescere «nonostante Donald». Nei primi mesi del 2025, subito dopo l’insedamento di Trump, in quanti avrebbero scommesso sulla crescita dell’export italiano negli Usa dopo l’annuncio sull’impennata dei dazi? Passata la paura di uno stop alle esportazioni, le performance del made in Italy del 2025 e dei primi mesi del 2026 sono materia molto intrigante per capirne di più sullo stato della nostra industria. Parte da questa considerazione l’analisi di Dario Di Vico su L’Economia in edicola domani con il Corriere della Sera.
La classifica dell’export
Prima però una precisazione. «È vero — scrive Di Vico — che siamo diventati quarti al mondo nel ranking delle esportazioni e abbiamo superato l’ostico Giappone, ma questo è avvenuto solo in alcuni trimestri, non è affatto un dato stabilizzato. Ci vorranno uno o due anni per sapere davvero se quel ranking, di assoluto rilievo, è stato definitivamente conquistato o meno. Niente trionfalismi, non è proprio il caso: i limiti dimensionali del nostro sistema manifatturiero restano tutti. La crescita è sempre allo «zero virgola».




