
di Barbara Visentin
La band e il singolo «Inverno nucleare»: «Riflettiamo anche sulla fine di rapporti e relazioni»
Il titolo, a prima vista, suona apocalittico, ma «Inverno nucleare» lascia la porta aperta alla speranza. Il singolo che riporta sulle scene i Fast Animals and Slow Kids traccia «uno scenario ipotetico, in cui forse, dopo un’esplosione, potrebbe arrivare anche un drastico abbassamento delle temperature — spiega l’irriducibile rock band di Perugia —. Potrebbe non esserci fine al peggio, insomma, ma magari no, non siamo spacciati per forza. E quindi vediamo anche il lato consolatorio».
Il gruppo, quasi inconsciamente, è stato influenzato dalle inquietudini del presente: «Abbiamo riflettuto sul senso della fine, che si tratti di rapporti e relazioni, ma anche del mondo. Spesso arriva attraverso processi lenti, di cui quasi non ci accorgiamo, ma in cui alcuni principi che davamo per scontati possono sgretolarsi davanti ai nostri occhi».
I Fask hanno scritto il brano insieme a Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari e l’hanno prodotto con Matteo Paganelli, aprendosi, dopo diciotto anni di carriera, a un metodo di lavoro più collaborativo che porterà, più avanti, anche al loro ottavo album: «Ogni tanto rimescolare le carte è




