
di Vito Fatiguso
Fillea Cgil propone di preparare il territorio al rientro dei divani fabbricati dalla Romania, ma prevedendo un supporto dello Stato, magari attraverso Invitalia
Mantenere attiva la capacità produttiva degli stabilimenti italiani della Natuzzi (tra Puglia e Basilicata) per preparare il territorio al rientro dei divani fabbricati dalla Romania. Ma prevedendo un supporto dello Stato. Magari con l’ingresso nel capitale societario di Invitalia. È questa la proposta che la Fillea Cgil presenta per tentare di risolvere una vertenza alquanto complicata.
La multinazionale del salotto da tempo affronta una crisi di sovraproduzione e di mancanza di liquidità. Ha predisposto in nuovo piano industriale 2026-2028 che indica tagli al personale (479 esuberi su 1.755 dipendenti) e la chiusura di due plessi Graviscella (Altamura) e Jesce 2 (Santeramo). Il tutto con pesanti ripercussioni sulla filiera.
«La chiusura di Jesce 2 – afferma Davide Lavermicocca, segretario generale Fillea-Cgil Bari Bat – ridurrebbe la capacità produttiva italiana e renderebbe impraticabile il reshoring delle produzioni curate all’estero. Al contrario, mantenendo attivi i cinque stabilimenti italiani, l’Italia potrebbe sostenere l’aumento dei volumi previsto dal piano e riportare produzioni dalla Romania con un costo stimato di circa 25 30 milioni l’anno,




