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Istat replica dopo le critiche di Meloni: «Autonomi e indipendenti. Su deficit non bastava il 2,99%»

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

Il presidente Chelli in audizione sul Dfp: l’Istituto rivendica indipendenza e richiama le regole Ue. Corte dei Conti: spesa oltre i limiti nel 2025, pesa il Superbonus

Non è solo una questione di decimali, ma anche di rapporti istituzionali. Dopo le critiche mosse nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni — che ha parlato di stime Istat «spesso sottostimate sul Pil e poi riviste al rialzo», evocando il rischio di una «beffa» per il Paese — l’Istituto di statistica replica rivendicando autonomia e rigore europeo nella certificazione dei conti pubblici.

Nella seconda giornata, quella del 28 aprile, di audizioni sul Documento di finanza pubblica (Dfp), il presidente Francesco Maria Chelli ha chiarito che le revisioni delle stime «riflettono il naturale processo di affinamento», ma soprattutto che il lavoro dell’Istat risponde a regole condivise a livello europeo e coordinate da Eurostat.

Il nodo del 3%: perché il decimale conta

Al centro del confronto c’è la soglia del 3% nel rapporto deficit/Pil, spartiacque per l’uscita dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. Secondo quanto spiegato dai tecnici dell’Istat, non sarebbe bastato scendere al 2,99% per rientrare nei parametri.

«La lettura di Bruxelles

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