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Ex Ilva, appello della politica dopo lo stop definitivo all’area a caldo: «Taranto non più aspettare, ora un piano di emergenza vero»

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di Francesco Strippoli

Dopo la decisione del Tribunale di Milano – che ha confermato lo stop all’area a caldo dello stabilimento ionico – Regione, Provincia e Comune sollecitano a intervenire subito per salvare l’occupazione

Rivedersi presto a Roma. Programmare investimenti per Taranto. Tutelare i posti di lavoro. Con sfumature diverse così si esprimono gli enti locali. Da Regione, Comune, Provincia (tutte di centrosinistra) nessuna polemica, nessuna recriminazione, nessun biasimo al governo che gestisce da anni il dossier. E, si badi, nessuna osservazione critica sul provvedimento con cui la Corte d’appello di Milano mette fine ad un’epoca: l’acciaio prodotto a ciclo integrale negli altiforni tarantini.
 
Se ne può capire la ragione: una larga parte della città chiedeva lo spegnimento dell’area a caldo, difficile schierarsi contro quel comune sentire. La stessa Regione, alla vigilia dell’udienza, si era rimessa alle decisioni dei giudici.

E ora, a questo punto, commenta il presidente Antonio Decaro, «Taranto non può più aspettare. Serve un piano di emergenza vero, che parta dalle proposte già sul tavolo, comprese quelle dell’Agenda Taranto presentata dalla Regione Puglia e una legge speciale che parta subito». Obiettivo: mantenere i livelli occupazionali. «La città – dice Decaro – ha già pagato un

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