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Non tutti sono Kimi: il talento baby è una scommessa

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A guardarlo adesso sembra facile. Kimi Antonelli ha 20 anni, si è appena preso Monza, può diventare il più giovane campione del mondo della storia. Facile dire: si vedeva. Era un predestinato. Bastava aspettare. Solo che quando Toto Wolff decise di puntare su di lui, Antonelli aveva 12 anni, correva sui kart e la Formula 1 era lontana quanto può esserlo un mestiere da astronauta per un bambino che guarda la Luna. Wolff non sapeva che Antonelli sarebbe diventato questo. Lo sperava. Aveva visto qualcosa: velocità, istinto, capacità di imparare, quel quid non misurabile che distingue chi è molto bravo da chi potrebbe diventare speciale. Poi ha messo sul tavolo soldi, uomini, tempo e reputazione. Ha scommesso. Come ha fatto Nicolas Todt con Charles Leclerc bambino, e anche se oggi il nomignolo «il predestinato», può iniziare a pesare, è difficile sostenere che l’investimento non sia stato ripagato. 

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