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Elezioni Usa, tra gli ispanici di Miami spaventati dalle deportazioni. «Tradito il patto del 2024, ma con i comunisti mai»

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di Monica Ricci Sargentini

La linea dura sull’immigrazione ha scosso la comunità

dalla nostra inviata
MIAMI — Nel quartiere cubano di Little Havana Osvaldo fuma nervosamente una sigaretta davanti alla biblioteca trasformata in seggio elettorale per il voto anticipato. Ha trent’anni, è nato qui da genitori cubani. Non ha voglia di parlare, poi sbotta: «I repubblicani non hanno mantenuto le promesse. Trump dice e fa cose orribili. Questa volta mi turo il naso e voto democratico». Eva, 65 anni, arriva trascinando la gamba ingessata: «Sono della minoranza venezuelana e non tradisco i repubblicani. Il comunismo è una brutta malattia, non si può votare a sinistra».

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Davanti alla Hispanic Branch Library la pioggia non concede un attimo di tregua. Le strade sono deserte, i cartelli dei candidati piantati nell’erba fradicia. Un gallo e una gallina razzolano tranquilli davanti al seggio, accanto al manifesto della repubblicana Ileana Garcia, candidata al Senato della Florida. È domenica, ultimo giorno di voto anticipato prima delle elezioni di martedì.

Gli ispanici, nel resto degli Stati Uniti, sono tradizionalmente più vicini ai democratici. A Miami non funziona così: i cubani, la più numerosa comunità latina della contea, hanno da sempre un legame con

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