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Ecco come le tensioni geopolitiche in Medioriente stanno colpendo il comparto dell’arredo e design

di Massimiliano Del Barba

Il conflitto, lo stretto di Hormuz e la partita degli scambi commerciali. Feltrin (Federlegno): «Scenari imprevedibili». Gianotten: «Bisogna diversificare»

No, l’era della globalizzazione non sta volgendo al termine. E sì, malgrado le tensioni geopolitiche, il mondo è ancora «piatto». Basta guardare all’industria dei fertilizzanti del Golfo persico, da cui dipende quasi metà della produzione alimentare mondiale, per rendersi conto delle interconnessioni profonde che ancora sostengono l’economia globale.

Materia prima chiave per i fertilizzanti azotati, il gas naturale — a lungo sottoprodotto della produzione di petrolio che spesso veniva bruciato e in buona sostanza sprecato — oggi è anche alla base della filiera produttiva dei pannelli in truciolare e in Mdf, la quale richiede grandi quantità di colle fenoliche (derivate appunto dal gas naturale) e processi di essiccazione ad alto consumo energetico. Ecco perché, dalla partita che si sta giocando attorno allo stretto di Hormuz, dipende anche la continuità del mercato del mobile made in Italy. Un mercato sotto pressione dall’inizio del decennio e alla costante ricerca di un riposizionamento commerciale per rispondere alle modificazioni di una domanda globale. 

Lo spiega un imprenditore come Claudio Feltrin, presidente della trevigiana Arper nonché di

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