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Cosa fa davvero un investigatore nel 2026: meno pedinamenti, più dati, AI, aziende e regole ferree

di Alessia Cruciani

Da un secolo di indagini sul campo alle piattaforme di Ai, il caso di Vigilar Group racconta come l’investigazione privata sia diventata uno strumento strategico per le imprese

Il treno corre nella notte. Vagoni di lusso, velluti, silenzi interrotti solo dal suono metallico delle rotaie. A bordo dell’Orient Express qualcuno ha appena fatto sparire 75 chili d’oro. È il 1920. Mentre il mondo si lascia alle spalle la Grande guerra e l’Europa prova a ritrovare un ordine, in Italia spunta una figura che sembra uscita da un romanzo ma è assolutamente reale. E riesce anche a ritrovare l’oro rubato. Si chiama Giuseppe Visco Gilardi: un investigatore privato. Nasce negli stessi anni in cui Arthur Conan Doyle inventa il suo Sherlock Holmes.
Visco Gilardi costruisce il proprio mestiere sul campo, tra Londra e New York, in un’epoca in cui investigare significa soprattutto «osservare, intuire, collegare indizi minimi. Molte relazioni personali, osservazione diretta, ricostruzione di identità e patrimoni», racconta oggi Davide Castro, head of intelligence division di Vigilar Group. È da quell’unione — Visco Gilardi — che nasce il nome Vigilar. Un gioco di parole che diventa storia: la prima agenzia investigativa ufficialmente riconosciuta in Italia,

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