
L’analisi di Ferruccio de Bortoli sulle nomine delle autorità di controllo: due nomi da non sbagliare. Le storie delle imprese e le novità del 730
Il governo Meloni vive uno dei momenti più delicati della sua storia: il termometro del malessere non è tanto nelle dimissioni, più o meno forzate, di ministri e sottosegretari, quanto nell’incertezza delle nomine nelle società controllate o partecipate. Parte da questa considerazione l’anali di Ferruccio de Bortoli su l’Economia in edicola domani con il Corriere della Sera. «Quando l’appartenenza prevale sul merito — scrive de Bortoli — si scambia la fedeltà per lealtà, si esaltano i rapporti amicali, i casi sono due: o si è troppo sicuri della propria posizione di comando da non avere più paura del giudizio dei mercati e delle comunità di riferimento o si è in piena sindrome di fine stagione». Le scelte per i vertici di due importanti istituzioni di vigilanza sono un passaggio significativo per il sistema. Come sta andando? Dopo l’addio di Paolo Savona alla Consob, resta in sospeso tra i dissidi della maggioranza la proposta (discutibile) di sostituirlo col sottosegretario all’Economia Federico Freni. Tra una settimana si apre poi la partita per la guida dell’organismo che presidia




