
Uscì pulito da Calciopoli, assolto per insussistenza dei fatti. Poi il viaggio è un saliscendi di varie ed eventuali: dallo striscione “Rocchi Horror Picture Show”, agli applausi per la gestione degli ululati razzisti in Milan-Roma, vita e opere del designatore autosospeso
Poiché il destino di ogni uomo è scritto nei dettagli, va qui ricordato che quando nel 2021 Gianluca Rocchi si laureò in giurisprudenza all’Università telematica Niccolò Cusano il titolo della sua tesi era “Var, l’appello in campo”, e insomma, vedi le coincidenze, Rocchi procedeva comparando l’impianto normativo e procedurale del processo d’appello ordinario a quello calcistico. Caschiamo sempre lì, a fissare la vita o uno schermo aspettando di cogliere un segnale, in attesa di indagini, siano esse in tribunale o in area di rigore, su un fallo di mano o su una ventilata frode sportiva. Nella citata tesi Rocchi, chissà se era un presagio, marcava più volte la capacità dell’arbitro di resistere allo stress. In quanto appartenente alla categoria di stress – ebbene sì – ne ha messo in conto parecchio.




