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Corea, a Jeju il caso si allarga: il DNA dell’agente degli scomparsi trovato nel bagno femminile della polizia

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Il caso Jeju sembrava già contenere abbastanza elementi per diventare una delle storie più inquietanti dell’estate sudcoreana: due persone scomparse dichiarate rintracciate e successivamente trovate morte, quattro corpi recuperati sull’isola in tre giorni, 298 fascicoli passati attraverso le mani dello stesso agente e centinaia di migliaia di pratiche che la Corea del Sud ha deciso di riesaminare. Ora, mentre gli investigatori continuano a cercare soprattutto una risposta alla domanda che resta al centro dell’intera vicenda — perché un poliziotto avrebbe dovuto inventare di aver parlato con persone che non aveva mai contattato? — emerge un nuovo dettaglio, completamente separato dalle morti ma difficile da ignorare: il DNA dell’agente arrestato è stato trovato sulle pareti superiori dei box del bagno femminile della stazione di polizia nella quale lavorava.

È importante chiarirlo immediatamente, perché in una storia nella quale le suggestioni corrono ormai molto più rapidamente delle prove: l’episodio del bagno femminile non è stato collegato dagli investigatori alla morte di Jang Mi-ran, né a quella dell’uomo sulla sessantina trovato morto il 22 agosto, né agli altri decessi avvenuti sull’isola. Si tratta di un procedimento distinto nel quale l’agente, identificato dalla stampa coreana con il cognome Boo, è indagato per una possibile

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