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Cisgiordania, i numeri sulla pelle dei palestinesi «sospetti», i soldati dell’Idf finiscono sotto accusa

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di Davide Frattini

DAL NOSTRO INVIATO

GERUSALEMME Il numero 44 marchiato sulla fronte con il pennarello nero. Altri con le cifre segnate sulle braccia o sulle mani. L’esercito israeliano ha messo sotto assedio Qabatiyah, nel nord della Cisgiordania, per sette ore. Lunedì i soldati hanno fatto irruzione in almeno un centinaio di case, hanno arrestato due palestinesi perché «stavano preparando degli attacchi». Molti di più sono stati quelli arrestati e bollati con i numeri, secondo i portavoce per identificarli durante gli interrogatori.

Adesso i comandanti parlano di «scelte sbagliate», «poco buon senso», nessuna condanna più dura. Eppure era già successo in aprile, quando le truppe avevano segnato le donne del campo rifugiati di Jenin con i numeri sulle mani, quando era stato permesso loro di rientrare per qualche ora nelle case che avevano dovuto abbandonare perché l’area era stata dichiarata zona militare.

«Un metodo disgustoso che ricorda tempi oscuri», critica Ahmad Tibi, deputato arabo israeliano. «Usare i numeri sulla pelle per identificare le persone è sempre stato un tabù in Israele perché i nazisti tatuavano le cifre sui prigionieri nei campi di concentramento durante l’Olocausto», commenta il giornale digitale Times of Israel.

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