
di Davide Frattini
La bambina di cinque anni stava fuggendo con i parenti da Tel Al Hawa, un quartiere di Gaza City
GERUSALEMME – Solo dodici giorni dopo erano riusciti a esaudire quell’invocazione angosciata: «Venite a prendermi. Mi verrete a prendere? Ho molta paura». Troppo tardi. Quando le truppe israeliane avevano rimosso il divieto di avvicinarsi alla «zona militare», i soccorritori erano stati in grado di trovare la piccola Hind Rajab, ancora nell’auto da cui aveva parlato e pianto, pianto e parlato per tre ore e mezza con la Mezzaluna Rossa, il cadavere incastrato tra quelli dei due zii e di quattro cugini. La bambina di cinque anni stava fuggendo con i parenti da Tel Al Hawa, un quartiere di Gaza City: la prima a chiamare era stata una cugina più grande, Hind aveva preso il telefono dopo che la ragazzina era stata uccisa da una raffica di mitragliatore, i colpi udibili nella registrazione della richiesta disperata di aiuto.
Per mesi i portavoce dell’esercito hanno negato qualsiasi coinvolgimento nel massacro, ammazzati dai colpi di un carrarmato anche i due paramedici che aveva tentato di raggiungere la famiglia, l’ambulanza centrata nonostante le sirene blu visibili nell’oscurità della notte




