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«Chi l’ha visto», non è più solo televisione «utile», ma anche spettacolarizzazione del dolore

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di Aldo Grasso

La trasformazione del programma, dagli esordi con Raffai a Sciarelli

Mercoledì, «Chi l’ha visto?» si è aperto con la notizia che Sonia Bottacchiari, la donna scomparsa in Friuli con i due figli, sta bene ma non vuole essere rintracciata. Una buona notizia e un antico ricordo. Ai tempi della conduzione di Donatella Raffai (1989) ci fu una disputa, a colpi di fioretto, sulla liceità del programma a rintracciare persone scomparse volontariamente. Sonia avrà le sue brave ragioni che vanno rispettate.

Cos’è ora «Chi l’ha visto?». L’arrivo della giornalista Federica Sciarelli nel 2004 ha segnato una trasformazione decisiva. La scomparsa smette di essere il fine del programma e diventa spesso l’innesco narrativo di altre situazioni noir: omicidi, cold case, depistaggi, misteri italiani, errori giudiziari, segreti familiari, trame criminali e, ovviamente, Garlasco.

Insomma, «Chi l’ha visto?» si è progressivamente trasformato in un ibrido televisivo complesso: un rotocalco di cronaca nera, un talk investigativo, una trasmissione di servizio civile, un prodotto di infotainment e, in certi momenti, persino un dispositivo emotivo collettivo (il ritrovamento in diretta di un cadavere).

Uno degli aspetti più marcati è rappresentato dal coinvolgimento degli spettatori. Sciarelli, attraverso la costituzione spontanea

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