La diffusione della peste suina africana (Psa) in Toscana accende i riflettori sul futuro della Cinta Senese Dop, una delle più antiche razze suine autoctone italiane e simbolo del patrimonio agroalimentare nazionale. Dopo i recenti casi di positività registrati negli allevamenti della regione, il Consorzio di Tutela della Cinta Senese Dop chiede interventi urgenti per proteggere una filiera che rappresenta un valore economico, ambientale e genetico. Il primo focolaio in un allevamento toscano è stato individuato a Comano, in provincia di Massa-Carrara. Successivamente, due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, sono risultati positivi al virus, confermando l’avanzata dell’emergenza. La peste suina africana non è trasmissibile all’uomo, ma colpisce suini domestici e cinghiali. In presenza di un focolaio, la normativa sanitaria può imporre misure drastiche, fino all’abbattimento di tutti gli animali presenti nell’allevamento.
Perché la Cinta Senese è più esposta al rischio della Peste Suina Africana
L’allevamento della Cinta Senese Dop si basa prevalentemente su sistemi bradi e semibradi, con animali allevati all’aperto tra boschi, pascoli e aree rurali della Toscana. Un modello produttivo che contribuisce alla qualità delle carni e all’identità della denominazione, ma che rende più difficile evitare il contatto con la




