
Molti di noi hanno amato l’automobile prima ancora di poterla guidare, spingendo una macchinina sul pavimento. Quell’emozione non sparisce con l’età: diventa desiderio, curiosità, competenza. È ciò che porta una persona in concessionaria o spinge un ragazzo a studiare ingegneria. Il passaggio decisivo avviene quando l’immaginazione diventa un’ipotesi da verificare. Una concept car serve a questo: trasformare un’idea in un oggetto, sottoporla a discussione, capire quali tecnologie e quali competenze servono per renderla possibile.
Ed è qui che il discorso diventa serio. L’industria europea dell’auto è alle prese con problemi enormi: fabbriche sottoutilizzate, crisi energetica, concorrenza cinese, regole in continua evoluzione o correzione. Problemi che richiedono risposte concrete. Ma c’è un rischio: che l’urgenza di affrontarli assorba tutte le energie, lasciando sempre meno spazio a ciò che non ha un risultato prevedibile. Che si finisca per cercare (o aspettare) soluzioni dentro il perimetro di quello che già conosciamo. E che la prudenza, alla lunga, diventi immobilismo.
Musk continua a giocare. La sua Roadster arriva con dieci anni di ritardo e probabilmente non la vedremo mai volare per davvero. Un’auto così serve a rimettere in moto la fantasia. Qualche mese fa, parlando di auto cinesi, ho scritto che la sfida per




