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Caso spie, la preoccupazione di Crosetto : «Non siamo impenetrabili, ora un patto con tutti i partiti»

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di Marco Galluzzo, inviato ad Ankara

Il ministro della Difesa: sono ovunque, la democrazia va difesa

ANKARA – Di solito Guido Crosetto non ha peli sulla lingua, dice quello che pensa, spesso forse anche qualcosa di più. Lo incontriamo insieme ad altri cronisti nella hall dell’hotel Sheraton, che ospita la delegazione italiana al vertice Nato, e la prima domanda non può che essere sugli arresti di chi avrebbe fatto il doppio gioco, di chi avrebbe tradito l’Italia — almeno stando ai magistrati — e venduto segreti, sembra anche militari, ai russi.

Il ministro della Difesa non si mostra scosso, è un’indagine di cui forse era a conoscenza, in ogni caso ammette in modo candido che l’Italia, come altri Paesi europei è troppo vulnerabile: «Non abbiamo gli anticorpi, e non sono sorpreso». Il ragionamento è che non sono pedine isolate, chi si macchia del reato di controspionaggio è un elenco di persone insospettabili che non sempre vengono scoperte dalle indagini: «Sono ovunque, non solo al mio ministero. La differenza — aggiunge con un pizzico di soddisfazione — è che nel mio ministero li becchiamo».

Ma come si può fermare questa penetrazione, che poi spesso si traduce in

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