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Meloni ad Ankara: l’arrivo in ritardo, il posto al tavolo centrale con l’(ex) amico Usa. E lei dice: rapporti cordiali

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di Marco Galluzzo, inviato ad Ankara

La premier al palazzo quando i portoni stavano per chiudersi

DAL NOSTRO INVIATO
ANKARA –  In apparenza non ha fatto nulla per arrivare in orario. È decollata da Ciampino quando mancavano venti minuti alle sei, ora di Ankara, e in quei frangenti atterravano all’aeroporto della capitale turca il premier spagnolo Sánchez, il cancelliere Merz, il presidente francese Macron, il britannico e dimissionario Starmer. Lei è atterrata alle 19 e 46, dopo 2 ore e 8 minuti di volo, quando una donna del protocollo turco, ai piedi della scaletta dell’aereo di Stato, le ha offerto un mazzo di rose ma anche quando i portoni del Palazzo presidenziale di Erdogan stavano per chiudersi e i camerieri erano già fra i tavoli, a servire la cena agli ospiti del vertice Nato.

Eppure sembra che le ragioni della realpolitik, nonostante tutto, alla fine abbiano prevalso su altre dinamiche. Se Meloni non ha fatto nulla per arrivare in orario al ricevimento della Nato, atterrando ad Ankara quando praticamente il presidente Erdogan aveva accolto, con accanto la moglie, quasi tutti gli ospiti invitati. E quando i «corazzieri» della presidenza turca avevano persino chiuso i grandi portoni del Palazzo,

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