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Caso Malago, la resa finale: gli affondi di Buonfiglio, torna l’ipotesi commissariamento

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La Giunta Coni valuta le conclusioni di Taucer sul mancato tesseramento del presidente Figc: nel mirino le “gravi violazioni” sull’elezione

Basta guardare le facce per capire che la Giunta stavolta è stata diversa, che è stata dura, a tratti imbarazzante. I membri dell’esecutivo del Coni una volta chiusi i lavori sfilano nei corridoi di Palazzo H con gli occhi sgranati. “Mi devo levare la giacca, ho sudato anche io…”, dice qualcuno. “La più assurda seduta che ricordi”, incalza un altro che di esperienza ne ha da vendere. Il presidente Luciano Buonfiglio ha portato la questione del mancato tesseramento del presidente della Figc Giovanni Malagò in Giunta. Aveva preparato un resoconto di tre pagine con la cronistoria del caso: dal 14 maggio, data della pubblicazione dell’ammissione della candidatura di Malagò (e Abete, ma non di Miele) alla corsa alla presidenza a firma del segretario generale Marco Brunelli, al 14 settembre, quando il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, informa il Coni delle sue conclusioni, a partire dal fatto che “il possesso di un tesseramento valido è uno dei requisiti di candidabilità o eleggibilità” fino alla considerazione secondo cui “la Figc, pur avendo formalmente recepito i Principi fondamentali del Coni, non

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