di Claudia Voltattorni
Lo studio: due annunci su tre fanno capo a chi gestisce più appartamenti. E l’offerta si concentra nelle grandi città
Centinaia di alloggi turistici gestiti da grandi gruppi. Stanze o interi immobili in affitto oltre 6 mesi l’anno, pochissimi nei piccoli centri, la maggior parte nelle grandi città. Federalberghi, l’associazione nazionale di albergatori che raggruppa 27 mila aziende alberghiere sulle 32 mila totali, presenta uno studio, realizzato dalla federazione insieme con Incipit consulting e la piattaforma statunitense di data activism Inside Airbnb, in cui intende svelare quella che definisce la «shadow economy», l’economia d’ombra, degli affitti brevi in Italia. Un business da 44 miliardi l’anno, incluso l’indotto, con 735 mila strutture registrate ufficialmente e circa 13 miliardi di prenotazioni. E questo nonostante la scorsa legge di Bilancio abbia limitato la cedolare secca al 21% al primo immobile, innalzandola al 26% dal secondo in poi e obbligo di partita Iva dai 3 immobili in affitto (per meno di 30 giorni) in su.
Lo studio Federalberghi mette a confronto i dati di agosto 2026 presenti su Airbnb relativi agli alloggi disponibili in Italia: 571.982, il 7,2% in più rispetto all’agosto 2025, «una crescita esponenziale che non




