
Sulla celerità il procedimento in corso in Premier League è grottesco, quasi una presa in giro. Si sono presi in esame fatti che risalgono fino a 18 anni fa, un ritardo immane. Nel frattempo ogni cosa è stata falsata
Questo procedimento contro il Manchester City ha una ricaduta enorme sia sostanziale che formale. E naturalmente non soltanto in Inghilterra. I due pilastri fondamentali della giustizia sportiva sono la celerità e l’indipendenza. Dato per scontato che quest’ultima sia stata garantita dalla complessa procedura della Premier, sul piano della celerità questa decisione (cui mancano ancora pene e appello, che richiederanno altri mesi) è grottesca, quasi una presa in giro, un esempio classico di giustizia ingiusta. Si sono presi in esame fatti che risalgono fino a 18 anni fa, un ritardo immane. Nel frattempo ogni cosa è stata falsata e qualunque pena non sanerà praticamente nulla, se ci riferiamo al danno a terzi. Altro che asterischi su scudetti vinti: questa sembra una ricerca storico-bibliografica, più che una forma di giustizia, un’autopsia più che una diagnosi. Oggi “scopriamo” che il City si rinforzava da tempo immemore in modo irregolare sul mercato, disponendo di somme illecite enormi: avrebbe ottenuto successi se avesse rispettato le regole?




