Il dibattito sulla birra artigianale si è rapidamente concluso grazie all’intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha chiarito l’ambito di applicazione della legge 34/2026 dedicata alle piccole e medie imprese. La questione riguardava l’utilizzo della definizione di birra artigianale da parte dei produttori non iscritti all’Albo delle imprese artigiane, ma pienamente conformi alla normativa di settore.
Il provvedimento prevedeva infatti restrizioni all’utilizzo del termine “artigianale”, con il rischio di creare difficoltà a numerosi microbirrifici e ai birrifici agricoli, che producono birra senza ricorrere a processi di pastorizzazione e microfiltrazione. L’intervento di Unionbirrai, insieme alle preoccupazioni espresse dal mondo della distribuzione, ha favorito un rapido chiarimento. Il Mimit ha precisato che la normativa non riguarda i prodotti disciplinati da leggi speciali, indicando espressamente la birra artigianale tra le eccezioni.
I birrifici artigianali potranno continuare la produzione anche non essendo iscritti all’Albo delle imprese artigiane La revisione della legge del 1970 e il futuro della birra italiana
Risolta la questione più urgente, il comparto guarda ora alla revisione delle norme che regolano le caratteristiche qualitative e analitiche della birra, ancora legate al Dpr 1498 del 1970.




