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Battista: «Il no al woke è una barzelletta. Hanno pensato più allo schwa che ai salari»

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di Tommaso Labate

Schlein? «Fa benissimo a continuare ad andare al Gay pride, perché è sacrosanto e importantissimo. Ma tra la declinazione al femminile dei pronomi e i salari, dovrebbe interessarsi di più ai secondi»

«La presa di posizione di Conte contro il woke è una barzelletta. Che però non fa ridere, visto che si tratta di una vicenda tragica che ha riportato la censura e l’oscurantismo in quasi tutto l’Occidente», dice Pierluigi Battista, già vicedirettore del Corriere della Sera e oggi contributor de Il Foglio, tra i commentatori di estrazione liberale uno dei più feroci contro la cultura woke.

Scusi, Battista, ma non dovrebbe essere contento?
«Macché. Conte ci racconta la sua barzelletta contro il woke, che in realtà è soltanto un modo per mettere in difficoltà il Pd e guadagnare terreno nella sfida per la leadership del campo largo».

Secondo lei, Conte non è sincero?
«Se fosse sincero, allora dovrebbe fare alcune cose concrete. Per esempio, chiedere scusa all’ex assessore alla Cultura del comune di Livorno, Simone Lenzi del Pd, sollevato dal suo incarico per aver ironizzato sulla statua di una donna col pene esposta alla Biennale di Venezia con la scritta “woman”; o mandare

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